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Il futuro della macchina umana (di Alec Ross)

Gran parte dell’innovazione nelle scienze biologiche in arrivo dalla Cina, dall’Europa e dagli Stati Uniti sta inizialmente avvantaggiando le famiglie e le società più ricche. Tecnologie come il sequenziamento genetico offrono nuove entusiasmanti soluzioni […], ma in tutto il mondo milioni di individui soccombono a una morte evitabile perché non sono in grado di ottenere l’accesso a semplici informazioni o a trattamenti medici.

Mentre i Craig Venter del mondo sfrecciano verso invenzioni all’avanguardia, altri stanno cercando di imbrigliare la fiorente infrastruttura delle telecomunicazioni presente nei paesi in via di sviluppo per venire incontro alle necessità di cure sanitarie quotidiane. L’offerta di servizi medici non sarà mai uguale per tutti, ma iniziative pionieristiche per ampliare l’accesso alle cure al di là delle fratture socioeconomiche stanno cominciando a prendere piede e a migliorare la vita umana su vastissima scala.

L’infrastruttura che lo rende possibile è la telefonia mobile. Sei dei sette miliardi di abitanti della Terra posseggono un telefono cellulare, più di quanti abbiano accesso ai servizi igienici. Nei miei viaggi in Africa e nelle aree depresse del Sudest asiatico, ho trovato programmi basati sulla telefonia mobile che si sono rivelati efficaci per un’ampia gamma di interventi riguardanti la salute, come le diagnosi, il monitoraggio delle malattie, l’assistenza competente per operatori sanitari di comunità, e programmi per promuovere l’istruzione e la consapevolezza. I telefoni cellulari sono adattissimi a queste funzioni perché sono pressoché onnipresenti, la gente se li porta dappertutto, e sono facili da personalizzare con applicazioni appositamente studiate.

App speciali possono dare accesso all’hardware del telefono (come la telecamera) e a funzioni standard (come la posta elettronica, il calendario e le liste dei contatti). E possono far sì che il cellulare si connetta in modalità wireless a dispositivi quali gli apparecchi per la misurazione della pressione sanguigna, le macchine per l’elettrocardiogramma e altri dispositivi.

Un telefono mobile non può sequenziare un genoma, ma può essere usato per prelevare un campione di sangue e trasmetterne i dati a un laboratorio all’altro capo del pianeta.

Uno degli esempi più interessanti di uso delle telecomunicazioni mobili per affrontare problemi di salute nei paesi in via di sviluppo viene da una compagnia chiamata Medic Mobile. Ho conosciuto il ventisettenne ceo dell’azienda, Josh Nesbit, mentre ci trovavamo in una giungla in Colombia, nell’ultima roccaforte dei guerriglieri delle Farc. Josh era un esperto di telefonia mobile, arrivato lì per un programma del dipartimento di Stato con i militari colombiani, e stava istruendo gli investitori locali su come usare dispositivi mobili per individuare le mine antiuomo nell’area, riducendo così la perdita di vite e di arti.

Quando Josh era studente a Stanford, lavorava al St. Gabriel’s Hospital nella regione rurale del Malawi, uno dei paesi più poveri del mondo. Mentre si trovava lì, si rese conto di quale distanza dovessero coprire molti dei pazienti per ricevere le cure basilari. Spesso una visita dal dottore comportava un viaggio di cento miglia fino all’ospedale. Gli operatori sanitari della comunità si spostavano per decine di miglia per consegnare i referti. Notò anche che nel povero Malawi rurale il cellulare aveva una copertura migliore rispetto alla California. Non è una cosa insolita.

L’Organizzazione mondiale della sanità calcola una carenza di 4,3 milioni di operatori sanitari in cinquantasette paesi nel mondo in via di sviluppo, trentasei dei quali si trovano in Africa. Al tempo stesso, le telecomunicazioni mobili raggiungono gran parte del continente. Josh ha collegato le due cose arrivando alla conclusione che l’impiego di questa infrastruttura doveva essere l’obiettivo fondante di Medic Mobile.

È tornato al St. Gabriel’s e ha varato un programma con cui dotava di telefoni cellulari i settantacinque operatori sanitari di comunità dell’ospedale, addestrandoli a usarli in modo da consentire ai pazienti di rispondere alle domande dei medici, e per controllare l’assiduità con cui i pazienti seguivano la terapia prescritta. Il progetto pilota è riuscito a far risparmiare oltre duemila ore di lavoro agli operatori e ha raddoppiato l’efficacia del programma dell’ospedale per il trattamento della tubercolosi.

Oggi il grande progetto di Josh e della Medic Mobile mira a sviluppare uno strumento che utilizzi la luce e la telecamera di un cellulare per diagnosticare la malaria e la tubercolosi, e per meno di 15 dollari. Entro dieci anni, mi dice Josh, “vi saranno molti nuovi tipi di operatori sanitari, tutti sostenuti da tecnologie mobili. I sistemi sanitari saranno decentrati, locali e preventivi”. E aggiunge: “L’uguaglianza sanitaria sarà sempre più diffusa, e i maggiori guadagni verranno dall’offerta di servizi di base alle comunità più difficili da raggiungere. Le informazioni primarie sulla cura della salute saranno gratuite per ogni famiglia, a un costo pari a zero grazie ai governi e agli operatori di telefonia mobile. Ci saranno vaccini per la malaria, il colera e altre malattie mortali, e le tecnologie mobili svolgeranno un ruolo chiave nella loro distribuzione”.

Decine di progetti di sanità mobile come quello di Josh si sono concretizzati in programmi pilota negli ultimi cinque anni, da quando le reti di telefonia mobile hanno cominciato a coprire il continente africano e il loro uso ha avuto una forte impennata.

Un’azienda keniota, Shimba Technologies, ha sviluppato una sorta di annuario medico mobile e una “app di conoscenza”, MedAfrica, per affrontare le sfide sanitarie nel suo paese, dove i medici ufficialmente registrati sono appena settemila per una popolazione di quaranta milioni di abitanti.

In Kenya, secondo la Banca mondiale, il rapporto tra medici e persone si attesta su 0,2 ogni mille; negli Stati Uniti il dato del 2010 era di 2,4: oltre dieci volte più alto. Per affrontare la carenza di dottori, anche Shimba ha deciso di sfruttare la telefonia mobile, dato che il 93 per cento dei kenioti utilizza il cellulare.

L’applicazione ha un dispositivo di controllo dei sintomi, informazioni di pronto soccorso, liste di medici, un localizzatore di ospedali e sistemi di allarme. In un paese con vaste aree rurali e scarso accesso alla sanità, MedAfrica offre un nuovo modo a ogni utente di telefonia mobile per ottenere una qualche forma di assistenza medica, mettendo la competenza sanitaria a disposizione degli abitanti dei villaggi in tutto il paese.

Con un’iniziativa più mirata, un dottorando del Mit ha fondato EyeNetra, un’azienda che opera per mettere l’optometria a disposizione degli oltre due miliardi di persone nei paesi in via di sviluppo che non hanno accesso agli esami oculistici. EyeNetra ha studiato il modo di montare una lente di plastica, chiamata visore, su uno smartphone. Il paziente guarda nel visore, connesso a un’app in grado di diagnosticare presbiopia, miopia e astigmatismo e di prescrivere lenti correttive a seconda della necessità. Questo evita un viaggio dall’oculista e l’uso di un apparecchio autorifrattore da 45.000 dollari.

Poco dopo il lancio, l’azienda ha condotto con successo oltre trentamila esami e ha raccolto 7 milioni di dollari in capitale di rischio dal leggendario finanziere Vinod Khosla, somma che le ha permesso di espandere ulteriormente il suo raggio di azione.

Questo è il futuro della cura della salute nelle aree rurali. Praticamente per qualsiasi parte del corpo o per qualsiasi malattia, c’è un imprenditore che sta studiando come applicare la tecnologia mobile per ridurre il divario nell’accesso ai servizi sanitari. Le aziende delle bioscienze che avranno successo nei prossimi vent’anni agganceranno questa crescente tecnologia mobile e porteranno cure migliori e più estese in ogni angolo della Terra.

Un mondo altamente connesso darà vita anche a nuove occasioni di specializzazione medica e globalizzerà la filiera di distribuzione delle diagnosi.

La dottoressa Deborah Schrag, capo della divisione Scienze della popolazione e Oncologia medica presso il Dana-Farber/Harvard Cancer Center, ritiene che i maggiori risparmi e la vera efficienza potranno essere raggiunti attingendo alle capacità degli abitanti dei villaggi in paesi come il Bangladesh, persone che in gran parte non sono state in grado di completare l’istruzione secondaria, e tanto meno di frequentare un corso di laurea in Medicina.

Con settantotto organi, duecentosei ossa e seicentoquaranta muscoli, per non parlare dei circa venticinquemila geni, i nostri corpi sono macchine complicate.

Per sviluppare una conoscenza approfondita dell’organismo, la facoltà di Medicina è indispensabile. Mentre tradizionalmente abbiamo insegnato ai nostri dottori a essere esperti dell’intero organismo, Schrag pone una semplice domanda: potremmo suddividere quella competenza e istruire un intero villaggio a diventare l’esperto mondiale di una singola parte del corpo per una sola specifica malattia?

Per illustrare la sua idea, Schrag porta l’esempio del cancro al seno. Le donne si sottopongono alle indagini con la mammografia e i medici formulano la diagnosi. Ma queste mammografie in realtà sono facili da interpretare, ed è possibile addestrare operatori a farlo a costi più bassi da qualche parte nel mondo. Questi potrebbero esaminare decine di radiografie al seno e imparare a categorizzarle secondo il Breast Imaging Reporting and Database System, dall’esito negativo allo stato di neoplasia maligna confermata dalla biopsia.

Oppure potrebbero essere preparati a riconoscere quando c’è qualcosa di anomalo, segnalarlo per ulteriori indagini e passare il caso ai camici bianchi.

Aggregare le informazioni e creare un programma terapeutico continuerà a richiedere la competenza acquisita con la facoltà di Medicina, il tirocinio e la pratica. Gli specialisti esisteranno ancora, ma il loro tempo potrà essere impiegato più utilmente. Si concentreranno sui casi speciali che richiedono un intervento terapeutico anziché sfogliare pile di casi di routine.

Naturalmente c’è anche la possibilità che con l’imminente boom dell’automazione questo stesso lavoro di identificazione verrà svolto da robot anziché da esseri umani.

E dunque, che cosa significa questo per la donna che fa la sua mammografia annuale? Significa un servizio più rapido ed economico. Dovrà sempre prendere un appuntamento, riempire i moduli per l’assicurazione e sulla propria storia clinica, fare gli esami e aspettare che i risultati vengano interpretati. Ma il tempo di attesa sarà più breve e il conto meno salato. Molte assicurazioni sanitarie pagano intorno ai 170 dollari per una mammografia, e le donne che non sono assicurate arrivano a sborsare una media di 102 dollari. Ma assegnando a degli esperti a basso costo il compito di filtrare le radiografie normali potremo veder diminuire i costi.

Questa è un’altra dimensione dell’innovazione: mentre, in linea di massima, sono soprattutto i ricchi ad avvantaggiarsene nel breve termine, le innovazioni hanno il potenziale di diventare più economiche nel corso del tempo e di diffondersi tra la popolazione. Se il costo di una mammografia potrà essere sostanzialmente ridotto, gli esami diventeranno accessibili a un maggior numero di donne. O, almeno, questa è la speranza.

Nel lungo termine idee del genere potrebbero far risparmiare denaro alle istituzioni sanitarie e ai pazienti, ma sono difficili da realizzare. Non solo è complicato e costoso identificare e formare una forza lavoro non convenzionale, ma in più medici e pazienti debbono trovarsi a loro agio con la procedura e sentirsi sicuri. Immagini, la lettrice o il lettore, di scoprire una mattina un nodulo al seno proprio, della moglie o della madre. Si corre dal dottore per un controllo. Un quarto d’ora dopo l’esame, l’infermiera viene a comunicare che gli esperti di tumori alla mammella – non medici, si badi – dicono che è tutto a posto. Siete liberi di andare. Molti, giustamente o meno, vorranno una seconda opinione. Io certamente la vorrei.

Una consolidata credibilità è il difficile articolo che gli ospedali dovranno vendere ai pazienti e ai loro familiari in tutto il mondo finché la pratica del filtraggio all’estero non sia diventata la norma. Non vi sono solo i “vantaggi della prima mossa”. Vi sono anche netti svantaggi. Tuttavia, la società americana già in passato ha accettato cambiamenti analoghi. Si pensi al diffondersi del personale infermieristico che esegue pratiche di tipo clinico, quali la somministrazione di vaccini, che un tempo erano di esclusiva competenza dei medici.

L’adozione di nuove tecnologie si verifica quando facilità d’uso, risparmio economico e fiducia si presentano tutti insieme per contribuire al cambiamento.

Pubblichiamo un estratto da "Il nostro futuro" di Alec Ross (Feltrinelli editore)

FONTE: CHE FARE
LINK: https://www.che-fare.com/futuro-macchina-umana/

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